LA STORIA IN DUECENTO PAROLE: CLEOPATRA
a cura del dott. Rocco Berloco
Non era una donna: era una scena che prendeva fuoco. Quando entrava lei, il tempo si fermava come davanti a un’eclissi. Non comandava con la forza, ma con lo sguardo, con quella calma da tempesta che sposta i destini. Capì che Roma non si vince sul campo, ma nel letto, nella mente, nell’immaginario. Cesare, Antonio: due giganti inginocchiati davanti a una regina che parlava come si danza: con i gesti, con il silenzio, con la pelle. Non fu seduttrice, ma stratega del desiderio, perché sapeva che l’amore è solo un’altra forma di potere, comprendendo prima di chiunque altro, che il potere è un linguaggio simbolico, fatto di gesti, di apparizioni, di racconti. Quando si fece portare da un tappeto srotolato ai piedi di Cesare, non cercava di affascinare un uomo: stava mettendo in scena la nascita di una dea. Eppure la storia la tradì, come tradisce sempre le donne che scelgono. Quando Antonio cadde, Cleopatra comprese che non c’era più scena, solo sipario. Si fece incoronare di serpenti: non per morire, ma per decidere come farlo. In quel gesto c’era tutta la sua regalità: la libertà dell’ultimo istante, la sovranità del dolore. Perché Cleopatra non è una figura del passato è ogni donna che osa dire “no” al potere che vuole possederla.


