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LA LEZIONE DEI GRECI: CONOSCI TE STESSO (γνῶθι σαυτόν)

a cura del dott. Rocco Berloco

Per i Greci, la conoscenza non comincia dal sapere ciò che proviamo, ma dal ricordare ciò che non siamo. È un esercizio di umiltà, non di introspezione. Un invito a restare dentro il perimetro dell’umano, dove la vita può compiersi senza farsi travolgere dalla ὕβρις, ovvero la tracotanza, la mancanza di misura. A Delfi, davanti al tempio di Apollo, le parole γνῶθι σαυτόν (conosci te stesso) ricordavano all’uomo la sua misura: non sei un dio, non puoi tutto, non devi oltrepassare il limite. Perché conoscere se stessi non è una conquista: è una ferita. È scoprire che non sei Achille, non sei un dio, non sei l’eroe che ti racconti quando fai tardi la sera e ti convinci che domani cambierai tutto. Γνῶθι σεαυτόν è accettare che siamo ἐφήμεροι, creature di un giorno solo, che bruciano come una candela al vento, ma anche comprendere la propria fragilità e rendersi conto che dentro questa fragilità c’è la nostra bellezza: l’uomo che sa di non essere un dio è l’unico capace di amare davvero. E forse conosci te stesso vuol dire soltanto questo: impara a volerti bene anche quando non sei all’altezza dei tuoi miti.