L’importanza di rileggere i classici
a cura di Giuseppe Romito
A quanto pare, in questi tempi, Omero potrebbe sembrare anacronistico.
L’Iliade, l’Odissea, ma anche l’Eneide, le poesie del Risorgimento e lo studio del latino potrebbero non rappresentare uno spunto educativo per i ragazzi, quanto lo erano un tempo. Potrebbero promuovere una visione anacronistica, impedendo la comprensione e la critica al passato coloniale occidentale. Ma quanti hanno mai letto Omero? Lo hanno davvero capito?
Perché nell’Iliade c’è tutto: c’è amicizia, riscatto, passione; ma soprattutto c’è l’amore. In tutte le sue forme. Vi ricordate di quando Priamo supplica Achille di restituirgli il corpo di Ettore? Io mi ricordo che mi commossi del dolore di questo padre che avanza nella notte vestito come un mendicante e si mette in ginocchio davanti all’assassino di suo figlio. E vi ricordate la scena in cui Ettore dice addio alla moglie e al figlioletto? O di quando Enea, si mette in spalla il padre anziano, Anchise? Perché amare significa soprattutto avere cura.
È condivisibile il bisogno di rendere la scuola più moderna, più attenta a indagare culture e civiltà extra europee. Questo è un obiettivo auspicabile. Ma anche lo studio dei classici può fornire spunti di riflessione sul presente.
Il mondo di Omero era anche un mondo patriarcale. Ma è proprio questo il punto: il confronto. Perché da questo confronto, con idee e sensibilità lontanissime dalla nostra, nasce un pensiero critico.
Ed è questo che dovrebbe insegnare la scuola. A confrontarsi con idee che turbano e portano scompiglio nell’anima. Perché questa è una di quelle cose che ti allarga la mente. Viviamo la società del nulla in cui tutti seguono, emulano, condividono, forse sarebbe davvero il caso di tornare a leggere Omero. O Virgilio. Perché di menti piccole ne abbiamo troppe.


