Caricamento in corso

La voce ritrovata: Enheduanna, la prima autrice della storia

di Maria Pia Iurlaro

In occasione della Giornata Internazionale della Donna, le nostre celebrazioni e riflessioni si concentrano giustamente sulle conquiste sociali dell’ultimo secolo o sulle grandi icone del Novecento. Eppure, per comprendere quanto siano profonde le radici dell’emancipazione e del potere culturale femminile, dovremmo guardare molto più indietro, compiendo un salto di oltre quattromila anni. È nel lontano XXIII secolo a.C., in Mesopotamia, che troviamo la prova di come la narrazione del mondo non sia mai stata un’esclusiva di re, guerrieri e conquistatori. È lì che incontriamo Enheduanna, sacerdotessa, poetessa e, soprattutto, la prima autrice della storia di cui conosciamo il nome.

In un’epoca in cui le donne figuravano di rado persino nei documenti ufficiali, il solo fatto che il suo nome sia sopravvissuto fino a noi è la testimonianza di uno straordinario prestigio. Figlia del grande re Sargon di Akkad e somma sacerdotessa del dio della luna Nanna a Ur, Enheduanna non fu mai rilegata esclusivamente al misticismo religioso. Al contrario, ricoprì un incarico di immenso valore politico: in un impero che raggruppava popolazioni diverse e spesso in conflitto, utilizzò il proprio ruolo per unificare la cultura sumera con il nuovo potere accadico.

Ma l’aspetto che rende la sua figura incredibilmente attuale in questa giornata di rivendicazione e memoria è la sua eredità letteraria. Nella sua opera più celebre, l’“Esaltazione di Inanna”, Enheduanna compì un atto rivoluzionario: non si limitò a tessere le lodi della dea, ma vi inserì elementi autobiografici raccontando il proprio esilio causato da una rivolta. Per la primissima volta nella storia della letteratura mondiale, un autore scelse di usare la prima persona per raccontarsi, rivendicando con forza e consapevolezza la propria identità. Fu un gesto dirompente: una donna che impone il proprio “io” nella storia scritta.

Le sue parole non furono un fuoco di paglia. Per generazioni, nelle scuole mesopotamiche, gli scribi copiarono e tramandarono i suoi inni, contribuendo a fondare una tradizione culturale condivisa. Enheduanna dimostrò, millenni prima delle moderne battaglie per i diritti, che la parola e le idee possiedono un’influenza duratura tanto quanto quella delle armi e dei troni.

Eppure, come spesso è accaduto alle grandi menti femminili, la sua figura è stata inghiottita dall’oblio per millenni, per poi essere fortunatamente recuperata e restituita al mondo dagli archeologi soltanto nel XX secolo.

Celebrare Enheduanna nell’ambito dell’8 marzo significa riappropriarci di una verità fondamentale: il potere femminile non è una concessione o una novità dell’era moderna. Già agli albori della civiltà umana, le donne erano in grado di plasmare profondamente la cultura, la fede e la memoria collettiva. La storia di questa straordinaria sacerdotessa ci lascia un insegnamento prezioso e quanto mai contemporaneo: il vero potere non si manifesta unicamente sui campi di battaglia o nei palazzi del potere esecutivo. Talvolta, e in modo ben più permanente, nasce dalla capacità di dare forma alle idee, di far sentire la propria voce e di tracciare un solco indelebile nella memoria delle generazioni future.

Oggi, ricordando la prima autrice della storia, celebriamo tutte le voci di donna che, ieri come oggi, usano la cultura per cambiare il mondo.