Ipazia
a cura di Giuseppe Romito
Luca Mori
Collana Grandi Delitti della Storia
Alessandria d’Egitto, 415 dopo Cristo, tempo di quaresima. Ipazia la filosofa sta rientrando a casa. All’improvviso viene circondata da uomini guidati dal chierico Pietro il lettore. Non sappiamo cosa accade in quelle fasi concitate, di fatto Ipazia viene trascinata a forza e condotta all’interno della chiesa del Cesareo, Quartiere Generale del Patriarca Cirillo. Spogliata e strappata di tutto, non sappiamo quali e quante umiliazioni è costretta a subire, quali dileggi e quali oltraggi, oltre le accuse. Con cocci aguzzi tra le mani, dilagnano il corpo della donna, che poi viene fatto a pezzi e i suoi pezzi bruciati, e le sue ceneri sparse nel mar mediterraneo, per evitare idolatria del corpo della filosofa.
L’assassinio di Ipazia rappresenta uno di quei momenti critici della storia in cui una serie di caratteristiche che denotano una certa società emergono, si sommano e sembrano convergere per produrre un evento eclatante, determinando poi, l’orientamento prevalente di quella società.
Sul piano culturale si tratta di quel momento in cui si origina quella demarcazione tra filosofia e religione, o meglio tra le diverse correnti filosofiche del passato e la nuova filosofia cristiana. La sola colpa di Ipazia è di essere intellettuale che si trova al crocevia di uno scontro epocale di visioni del mondo.
Ipazia insegnava la ricerca razionale, la geometria e la filosofia per elevare l’anima, sostenendo la libertà di pensiero come essenza umana, seguiva la tradizione neoplatonica, interpretando l’anima come un principio eterno capace di elevarsi attraverso la conoscenza, la ragione e la contemplazione del cosmo.
Considerava la matematica e la geometria non solo come scienze, ma come strumenti per comprendere l’ordine razionale dell’universo e l’anima.
In merito alla libertà di pensiero ed alla ragione difendeva la necessità di pensare autonomamente, ritenendo preferibile pensare in modo errato piuttosto che non pensare affatto. Promuoveva il dubbio e l’analisi critica, rifiutando l’imposizione di dottrine dogmatiche.
Ipazia divulgava il sapere, insegnando a chiunque volesse ascoltare, sia pagani che cristiani, vista dai suoi contemporanei come l’incarnazione della ragione e della sapienza, ella ebbe modo di essere un’insegnante audace che univa etica e spiritualità, convinta che il sapere fosse una medicina per l’anima.
La storia di Ipazia continuò a sopravviverle. Il suo carattere e il suo intelletto furono rimarcati anche da scrittori cristiani ostili. Nel XVIII secolo, Voltaire scrisse di lei per condannare una chiesa troppo zelante. L’ecclesiastico inglese Charles Kingsley scrisse su di lei un romanzo vittoriano. Ipazia è l’eroina del film spagnolo Agora del 2009, la cui trama fittizia la vede salvare la Biblioteca di Alessandria dai fanatici cristiani. La sua resistenza in una società patriarcale la rende un’eroina femminista fino ai giorni nostri, e merita un maggiore riconoscimento nella Storia al di là del sensazionalismo legato al suo drammatico, orribile omicidio.














