Oltre il dogma religioso: la Sindone tra scienza, storia ed esoterismo
di Maria Pia Iurlaro
Un’analisi rigorosa condotta dal dott. Gianfranco Antonelli riapre il dibattito sull’autenticità e sulla natura dell’immagine sindonica, in un convegno introdotto dal dott.Antonio Trisciuzzi e dal dott.Salvatore Minerva all’insegna della ricerca della verità oltre i dogmi.
BARI – Il mistero della Sacra Sindone continua ad affascinare storici, scienziati e ricercatori indipendenti. In un recente convegno organizzato in Puglia dalla Gran Loggia d’Italia degli Antichi Liberi Accettati Muratori,(Regione Massonica Puglia) il tema è stato affrontato con un approccio del tutto inedito e multidisciplinare.
Ad aprire i lavori è stato ildott. Antonio Trisciuzzi,(vice Delegato Magistrale Regione Massonica Puglia) che ha inquadrato la complessa rilevanza dello studio sulla Sindone, sottolineando come essa scaturisca da molteplici quesiti di carattere sia religioso sia scientifico. Smentendo l’idea di una mera “burla” medievale, definita con una battuta quasi paragonabile ai celebri falsi di Modigliani, Trisciuzzi ha evidenziato come questa indagine porti a profonde speculazioni storiche e “tanatologiche”, spingendo a riflettere sul fenomeno della morte in un’umanità alla ricerca di consapevolezza. Il suo intervento ha subito chiarito il fulcro dell’incontro: un indirizzo spirituale protocristiano di tipo gnostico (osteggiato dalla Chiesa ufficiale dopo il Concilio di Nicea del 325 d.C.) capace di interrogare parimenti credenti e non credenti, accomunati dall’essere “in cammino sulla via della ricerca e della conoscenza”.
La parola è poi passata aldott. Salvatore Minerva, Gran Ispettore Provinciale dell’Oriente di Bari, che ha accolto con entusiasmo la presenza di un pubblico non esclusivamente massonico, definendo “propizie, importanti e fondamentali” queste occasioni di apertura verso l’esterno. Il dott. Minerva ha spiegato la spinta propulsiva dell’incontro: “Noi siamo qui per provare ad intraprendere un percorso che ci possa portare alla verità”. L’obiettivo, ha precisato, è distaccarsi da chi “espone verità dogmatiche genuflettendosi”, per cercare significati profondi che permettano di avvicinarsi a “una dimensione di uomo nuovo che possa migliorare l’umanità”.
La relazione principale è stata tenuta daldott. Gianfranco Antonelli, medico chirurgo con un vasto curriculum in cardiologia e radiologia, nonché Delegato Magistrale regionale e studioso di esoterismo. L’indagine, condotta con criteri scientifici e asettici, ha analizzato l’Uomo della Sindone mettendo in luce clamorose discrepanze tra l’effettiva pratica della crocifissione romana e le rappresentazioni artistiche medievali, smontando di fatto l’ipotesi che il lenzuolo sia un falso dipinto nel 1300.
L’Anatomia contro l’Arte Medievale.Il dott. Antonelli ha evidenziato come le conoscenze anatomiche del Medioevo fossero insufficienti per creare un falso così accurato. I pittori dell’epoca, come Cimabue e Botticelli, dipingevano i chiodi infissi nel palmo della mano e nel dorso del piede. Tuttavia, l’anatomia dimostra che il palmo non avrebbe mai potuto reggere il peso di un corpo appeso: i Romani, esperti torturatori, infiggevano i chiodi nel carpo (il polso) e nel calcagno. L’immagine sindonica riporta esattamente queste lesioni corrette, un dettaglio del tutto sconosciuto ai presunti falsari medievali.
Inoltre, la Sindone rivela altri dettagli storicamente accurati ma ignorati dall’iconografia classica:
La flagellazione:L’Uomo della Sindone ha subito circa 121 colpi (contro i 21 standard) inferti da due aguzzini utilizzando il flagrum romano, uno strumento dotato di punte di piombo o ossicini, e non semplici fruste di cuoio.
La corona di spine:Non si trattava di una semplice “corona”, ma di un vero e proprio “casco di spine” che ha causato un sanguinamento diffuso su tutta la testa.
La croce:Il condannato non trasportava l’intera croce, ma solo il patibulum (l’asse orizzontale), per poi essere issato su un palo verticale (lo stipes) già infisso a terra, formando una croce a “Tau”.
La Smentita del Carbonio 14 e le Tracce Storiche.Antonelli ha duramente contestato l’esame al Carbonio 14 del 1988, che datava la Sindone tra il 1260 e il 1390. L’esame fu condotto su un lembo marginale fortemente contaminato dai rammendi effettuati dalle suore Clarisse di Chambéry in seguito a un incendio nel 1534. Al contrario, l’analisi delle fibre tessute a spina di pesce e la presenza di pollini endemici di Gerusalemme e della città di Edessa collocano il lenzuolo nel primo secolo d.C..
Esistono inoltre prove che il volto sindonico fosse conosciuto ben prima del Medioevo: le raffigurazioni nelle Catacombe romane di Commodilla (IV secolo) e il Cristo Pantocratore (VI secolo) presentano un volto con capelli lunghi divisi al centro, tipici dei Nazirei (la setta degli Esseni), del tutto sovrapponibili all’Uomo della Sindone.
L’ipotesi Medica:“Il corpo non era morto” L’aspetto più rivoluzionario della ricerca riguarda le indagini post-mortem. Sebbene il corpo presenti i segni di un uomo spirato per asfissia, l’esame del dorso sindonico rivela un’anomalia. Il sangue e il siero fuoriusciti dalla ferita inferta dalla lancia di Longino nel costato destro si sono spostati, circa sei ore dopo, verso la parte sinistra della schiena.
Secondo Antonelli, poiché la circolazione sanguigna (teorizzata solo nel 1600 da William Harvey) si ferma con il decesso, questo spostamento di liquidi suggerisce un’ipotesi sconvolgente: “Il corpo è vivo. […] Il cuore pulsante ha spinto questo sangue, questo siero, dalla parte destra alla parte sinistra. Il corpo non è morto”.
Un’Esplosione di Energia Protonica.Se il corpo non era un cadavere in putrefazione, come si è formata l’immagine? Gli studi citati (tra cui quelli dell’ENEA) escludono che si tratti di un dipinto o di una bruciatura da calore. L’immagine, che possiede caratteristiche fotografiche e tridimensionali olografiche, sarebbe il risultato di una massiccia esplosione di energia protonica.
“Una capacità di trasformazione della materia portandola a un livello di energia superiore”, ha spiegato il dottore, ipotizzando l’emissione di un “corpo di luce” scaturito da un enorme stress psicofisico, in grado di bruciare superficialmente le fibre di lino in una frazione di secondo (50 miliardesimi di secondo con una potenza di 34 miliardi di Watt).
Le Conclusioni Esoteriche e Gnostiche.Il convegno si è concluso ricollegando questa eccezionale trasformazione energetica ai principi dello Gnosticismo e dei Vangeli Apocrifi, in particolare il Vangelo di Tommaso. La vicenda di Jeshua ben Yosef (Gesù il Nazireo) non viene vista solo come un fatto storico o un dogma religioso esclusivo, ma come la testimonianza di un “risvegliato” che ha manifestato la scintilla divina intrinseca nell’essere umano.
La luce che ha impresso la Sindone è, in chiave esoterica, la stessa “sostanza di luce” di cui è formata l’intera umanità, ricordando il messaggio universale secondo cui “siamo tutti figli di Dio”. Un messaggio profondo, criptato persino nel nome ebraico Jeshua, che invita l’uomo a cercare il divino direttamente dentro sé stesso.














