Felicità, parola plurale: a Monopoli il terzo capitolo di Alterwick mette in circolo storie, vino e accordi di chitarra
Monopoli (BA) C’è una regola non scritta che attraversa ogni edizione di Alterwick, il format ideato da TX Solution che “dà voce alle idee”: nessun palco, nessun pubblico, solo persone che si incontrano. Lunedì 22 giugno, alle 20 , quella regola ha preso corpo tra i tavoli dell’Enoteca/Wine Bar Veritas di via Ricciotti, dove il terzo capitolo del progetto ha scelto un tema tanto semplice quanto inesauribile: la felicità.
Non una conferenza, non una tavola rotonda in senso classico, ma una serata costruita sull’idea che le storie migliori comincino proprio da chi non si conosce. Ogni partecipante è arrivato portando un proprio frammento, una frase, una canzone, un pensiero da lasciare sul tavolo insieme agli altri, in un dialogo a più voci condotto e moderato da Giuseppe Romito, Mauro Mastropasqua e Robert Papa di MG Radio, media partner della serata.
Se c’è stato un denominatore comune nella conversazione, è stata proprio l’impossibilità di trovarne uno. Alla domanda implicita “cos’è la felicità”, le risposte si sono moltiplicate fino a contraddirsi, e proprio in quella contraddizione la serata ha trovato il suo senso più autentico.
C’è chi l’ha descritta come una condizione effimera, un lampo che si consuma nell’istante stesso in cui si tenta di nominarlo, e chi è arrivato a una posizione ancora più radicale, sostenendo che la felicità, intesa come stato permanente, semplicemente non esiste, esisterebbero solo i suoi frammenti, momenti isolati che la memoria poi ricompone in un’illusione di continuità.
Altri interventi hanno spostato l’asse del discorso dal tempo alla sostanza. Per una parte dei presenti la felicità si misura in termini di benessere, qualcosa che ha a che fare con il corpo, con la cura di sé, con un equilibrio quotidiano più che con un’epifania. Per altri è soprattutto connessione: non un fatto individuale ma relazionale, qualcosa che accade tra le persone e che la serata stessa, nella sua architettura di incontri inattesi, ha finito per dimostrare quasi per via sperimentale. Non sono mancate, infine, letture più introspettive, che hanno legato la felicità alla consapevolezza: la capacità di riconoscere ciò che già si possiede, prima ancora di cercarlo altrove.
A fare da contrappunto silenzioso alle parole, gli oggetti scelti per arredare la serata: bigliettini scritti a mano con pensieri sulla felicità , un calice di vino rosso. Dettagli minimi, ma coerenti con la cifra di Alterwick: la felicità raccontata non attraverso un’analisi astratta, ma attraverso piccoli gesti materiali che la rendono, almeno per una sera, tangibile.
A impreziosire la serata, l’intermezzo live diSarah Bongermino, cantautrice e chitarrista che ha accompagnato la conversazione con un set intimo e delicato. La sua presenza non è stata un semplice intervallo musicale, ma un ulteriore registro attraverso cui il tema della serata ha continuato a parlare: certe emozioni, è stato detto, si raccontano meglio con una canzone che con un discorso.
Cornice e co-protagonista della serata è stata l’Enoteca Veritas, che ha messo a disposizione non solo gli spazi ma anche quell’ospitalità calda e informale necessaria perché un format come Alterwick funzioni davvero: senza un palco a separare chi parla da chi ascolta, il vino versato e le sedie ravvicinate sono diventati parte integrante della scenografia emotiva della serata.
A posti limitati e su prenotazione obbligatoria, il “Capitolo 3” di Alterwick, realizzato in collaborazione con l’Enoteca Veritas e l’Associazione Cibo & Cultura di Monopoli, ha confermato la formula che ha reso il format un piccolo caso nel panorama degli eventi culturali pugliesi: non offrire risposte sulla felicità, ma moltiplicare le domande, lasciando che a rispondere fossero, di volta in volta, le persone sedute allo stesso tavolo.
Maria Pia Iurlaro













